|
La splendida avventura di una squadra
nata quasi per caso, ad emulazione dei ragazzi dei Black
Panters, che anno dopo anno, nonostante le grandi difficoltà,
ha saputo imporsi come una delle più forti formazioni
italiane e, soprattutto, è riuscita per due volte
consecutive a conquistare l’Europa. La
decisione venne presa all’unanimità: si sarebbero
chiamate “PEANUTS” , Peanuts come i fumetti
di Charlie Brown. “Noccioline” che di tenero
hanno solo il nome, visto che in quanto a determinazione
non avevano niente da invidiare ai loro colleghi maschi.
Era il 1968 quando un gruppo di appassionati decisero
di fondare a Ronchi dei Legionari una squadra di softball.
A Ronchi già da qualche anno esisteva la squadra
di “batti e corri” allenata da mister Orr,
che puntualmente, in occasione delle partite settimanali,
aveva tra il pubblico una nutrita schiera di eleganti
signorine, che assieme al tifo dei ragazzi, coltivavano
il sogno di vestire una divisa, occupare le basi del diamante
e correre verso quella meta che decide il punteggio. Tra
queste vi era anche la moglie di mister Orr,Elvira Suzzi
che sostenuta dal marito e dall’aiuto fondamentale
di Enzo Civelli cullava l’idea di dare concretezza
a quel sogno. Bastarono pochi incontri per riunire il
primo gruppo di sportive e per scegliere quel nome, che
aveva il sapore di America, ma anche di una femminilità
competitiva, orgogliosa e pronta al confronto.
L’atto di fondazione vero e proprio venne firmato
il 7 agosto 1968. Fecero parte del primo direttivo della
società: Elvira Suzzi quale presidente, Aviana
Tambarin vicepresidente, Adriana Taurian. Unici uomini
in una società voluta e guidata da donne: Enzo
Civelli e Federico Leban, revisore dei conti. Nell’occasione
venne stabilito lo statuto delle Peanuts, che già
al primo articolo chiariva gli ambiziosi obiettivi della
nuova società: iniziare e avviare le giovani al
gioco del softball, per partecipare a incontri amichevoli,
regionali e di campionato nazionale. Il primo passo era
stato fatto, dimostrando così il grande coraggio
delle donne ronchesi. Fin dall’inizio fu chiaro
il problema del denaro ma le Peanuts non si disperarono
e con tenacia e passione cercarono di creare una divisa
degna del loro sogno, che potesse conciliare eleganza
e praticità. Con del “tarlis” vennero
cuciti dei pantaloni che arrivavano al polpaccio e potessero
lasciare libertà di movimento, mentre un “argentina
bianca”, in maglia sintetica, fungeva da casacca,
su cui furono applicate delle strisce di stoffa rossa
e blu, i colori sociali. In quanto al campo, il diamante
tanto sognato era in realtà un angolo del campo
di baseball di via Soleschiano, gentilmente concesso dai
colleghi maschi. Agli occhi delle Peanuts questa era la
miglior area da gioco che si potesse avere seppur ogni
partita dovevano delimitare il campo con un segno creato
dalla calce bianca in un cartoccio. |
|
|